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Nunavut e Nunavik, in viaggio con gli Inuit

Le ricerche dell’antropologa quebecchese Gabriella Massa

Di CONCITA MINUTOLA

Articolo pubblicato il: 2007-10-02

TORINO – Il mondo degli Inuit è cambiato drasticamente. C’è una frattura tra lo stile di vita canadese e un’identità che gli Inuit faticano a ritrovare, tanto che il tasso di suicidi nelle regioni dove abitano è 11 volte superiore rispetto alla media del resto del Canada. Gabriella Massa, archeologa inuitologa del Québec, descrive le difficoltà di questo popolo e i contenuti della sua nuova ricerca etnologica e antropologica.

Uno studio che sta realizzando con l’école de Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi – sulle donne Inuit del Nunavut e Nunavik. «La prima fase dei miei studi riguarda l’analisi dei documenti del passato. Sono tutte informazioni raccolte da uomini – spiega l’antropologa – quindi voglio riorganizzare tutto il materiale con un’ottica femminile.
La seconda fase mira a conoscere sul campo la vita attuale delle donne Inuit e a capire come sono riuscite ad affrontare le difficoltà del passaggio dal nomadismo alla vita sedentaria». Secondo Massa, le donne hanno superato meglio degli uomini un cambiamento così radicale di vita «perché erano le regine degli igloo e quindi erano già abituate a quel tipo di vita».
Ma perché il tasso di suicidi è così alto? Qual è la realtà in cui vivono gli aborigeni canadesi dell’Artico?

«Gli Inuit, specialmente quelli più giovani, vivono in una specie di Limbo – dice Massa – perché da quando hanno abbandonato il nomadismo, intorno agli anni ’70, hanno perso la loro collocazione nella società. Quelli che hanno meno di 37 anni non si sentono Inuit puri, ma non si sentono neanche canadesi puri. Seppur inserita nella struttura canadese, la popolazione Inuit rimane ai margini anche per la distanza».

Le comunicazioni sono costosissime, anche i viaggi costano molto di più che nel resto del Canada e le risorse sono limitate. Se prima i “popoli del ghiaccio” erano indipendenti e il cibo era sufficiente grazie allo stile di vita nomade, adesso caccia e pesca non bastano più. «Devono importare tutto dal Sud, il latte e il pane, per fare un esempio, costano il doppio che a Québec City, e questo li mantiene in uno stato di povertà». Senza contare i difficili rapporti con i «canadesi del Sud», con i quali spesso manca il dialogo.


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