http://city.corriere.it/interviste.shtml  (Torino, 15 gennaio 2009)

 

Alla scoperta degli Inuit

 minacciati dalle motoslitte

 

Gabriella Massa Archeologa italo-canadese, esperta di architettura militare, è tra le maggiori conoscitrici mondiali della cultura delle popolazioni artiche.

 

Come è nata la sua passione per le popolazioni Inuit?

Io sono nata in Italia, ma sono andata a vivere fin da piccola in Canada dove ho completato la mia formazione. Mi piace dire che sono al 51% italiana (risiede a Torino- ndr) e al 51% canadese. Diciamo che il mio amore per l’Artico, i grandi spazi e la natura, il fascino che provavo per il mistero mi hanno portata ad innamorarmi del popolo Inuit.

Quale loro aspetto l’affascina maggiormente?

La forza e la tenacia che ha permesso loro di domare territori ostili, sfruttando l’abilità e l’ingegno per sopravvivere. La loro terra non produce nulla, non hanno a portata di mano che risorse come gli arbusti, il combustibile naturale, metalli e animali. Imparare a conoscere la cultura eschimese è un gran privilegio, poiché si apprende a rispettare l’ambiente in cui si vive ed a trarre il massimo dalle sue risorse.

Dove abitano esattamente?

Vivono nelle zone circumpolari dell’ex Unione Sovietica, della Groenlandia, dell’Alaska e del Canada.

Originariamente era un popolo nomade.

Sì, si sono spostati 10 mila anni fa dall’Asia centrale tra mille difficoltà. Hanno imparato a cacciare, hanno appreso a costruire piccoli oggetti e a coprirsi con le pelli degli animali.

Sono stati capaci di evolversi, insomma.

Non hanno avuto scelta. Circa 1000 anni fa, hanno dovuto cambiare il proprio modo di vivere a causa della glaciazione. Non era più possibile vivere in tende, e hanno inventato l’igloo. Altre invenzioni fondamentali per la loro evoluzione sonno stati il kayak e la slitta che ha permesso loro di spostarsi meglio.

Lei ha anche stretto amicizia con alcuni membri del popolo Inuit, che tipo di persone sono?

Sono uomini molto disponibili e generosi, che hanno sviluppato un grande spirito di collaborazione e condivisione. Sono poco competitivi e lasciano molta libertà ai bambini. C’è però un aspetto in particolare che mi colpisce tutte le volte che entro in contatto con loro.

Ossia?

I popoli artici sono molto capaci ad interagire con gli altri popoli, ma sono nello stesso tempo molto gelosi e riservati per ciò che riguarda la loro cultura. Di noi Occidentali dicono che facciamo spesso troppe domande non necessarie.

Che rapporto hanno con la modernità?

Negli ultimi 40 anni tali popoli hanno fatto passi da gigante. Alcuni addirittura gestiscono delle linee aeree che vanno nell’Artico. Anche se la modernità, per loro non è sempre positiva.

In che senso?

Gli anziani di molti villaggi sono preoccupati del futuro delle nuove generazioni che non hanno quasi più memoria delle tradizioni della collettività. Secondo i saggi, il popolo Inuit si sarebbe un po’ “seduto” e non sarebbe capace di rapportarsi alle ostilità del territorio come prima. L’emblema negativo in un certo senso è la motoslitta.

Si spieghi meglio.

Prima le popolazioni artiche si spostavano con le slitte, non potevano percorrere enormi distanze e sviluppavano naturalmente un grande senso dell’orientamento. In caso di emergenza o difficoltà, per esempio una tempesta di neve che li isolava, lasciandoli senza cibo per giorni, potevano comunque mangiare la slitta che era costruita anche con elementi commestibili come il salmone. In caso di estrema necessità le persone potevano anche mangiarsi i cani. La motoslitta ha si velocizzato i movimenti, ma non è adatta per affrontare le situazioni di emergenza.

L’emergenza maggiore che devono affrontare ora, riguarda il surriscaldamento del clima: quali danni sta provocando?

A causa dell’aumento del livello degli oceani e dell’instabilità del clima, i ghiacci che d’inverno proteggevano le coste artiche si formano molto avanti nella stagione invernale ed espongono numerosi villaggi della costa alle violente tempeste dell’Oceano artico.

Anche la flora e la fauna ne risentono?

Certo. Per esempio, molte mandrie di alci e renne hanno dovuto modificare le antiche vie di migrazione alla ricerca di nuovi pascoli ed hanno sempre più difficoltà a trovare il cibo a causa dell’assottigliamento della crosta di ghiaccio. Foche, leoni marini e orsi polari soffrono ormai della mancanza di cibo e sono a rischio d’estinzione. Anche il patrimonio ittico è in forte calo, con la conseguente riduzione di una delle principali fonti alimentari di migliaia di popoli autoctoni, ma ci sono anche conseguenze meno evidenti.

Vale a dire?

Gli anziani prima riuscivano ad interpretare il vento, Se soffiava da nord, voleva dire che era in arrivo una tempesta, se soffiava da sud che ci sarebbe stato bel tempo. Ora con i cambiamenti climatici in atto, gli elementi e i segni dell’ambiente non sono più interpretabili: le popolazioni artiche hanno perso degli importanti riferimenti e si sentono destabilizzate.

Daniele Vaira

 

La vita in 5 date

1956 _ Il 5 luglio Nasce a Crescentino in provincia di Vercelli.

1961 _ Si trasferisce in Canada con tutta la famiglia per seguire il padre, ingaggiato da una multinazionale.

1980-87 _ Consegue una laurea in Archeologia presso l’Université Laval de Québec e una seconda laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Université du Québec a Montréal. Prosegue gli studi specializzandosi in cultura ed arte Inuit.

2003-2007 _ Tiene corsi e seminari di archeo-antropologia dell’Artico in diverse università nazionali ed estere.

2008 _ Viene scelta come unica rappresentante italiana del nuovo network mondiale che si occuperà dell’Artico. La rete riunisce attualmente più di 400 esperti internazionali.


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