Antartide. Il pianeta di ghiaccio

ANTARTIDE. IL  PIANETA DI GHIACCIO

Evento celebrativo del 1° centenario
del raggiungimento del Polo Sud (1911-2011)

Mostra fotografica e di modellini di basi antartiche
Proiezioni di filmati
Conferenze

L’evento si terrà a
NISSAN SKIPASS (29 ottobre – 1 novembre 2010)
Salone del turismo, degli sport invernali e del freestyle
ModenaFiere, uscita autostradale Modena Nord
venerdì 29 ottobre – ore 18.30 (inaugurazione)

A cura di Ada Grilli e Gabriella A. Massa.

Col patrocinio di:
Società Geografica Italiana Roma
Manifesto per i Poli Bergamo-Torino

In collaborazione con:
Nissan SKIPASS,
Alexander Turnbull Library ( Wellington/Nuova Zelanda)
Royal Geographical Society Londra
National Science Foundation (Virginia State/Usa)
Innovationnorway Milano
Leading Edizioni Bergamo-Venezia
Sanderus Maps Ghent/Belgio

CONTACT Ada Grilli – leadingedizioni@libero.it 

 

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Natura ghiacciata

ANTARTIDE, UNA GALLERIA D’ARTE A CIELO APERTO

UNA PICCOLA MOSTRA  FOTOGRAFICA 

di Niccolò Bonini Baraldi nell’ambito del Progetto C. Lévi- Strauss – Ricerche e Lavori  di studenti maturandi sulle Regioni Circumpolari.

 

  “Natura ghiacciata” in 14  scatti, stampati su canvas  a Bergamo, Liceo S. Alessandro, Via Garibaldi 3, dal 7 giugno al 24 luglio e poi a Genova al Museo Nazionale dell’Antartide da fine luglio a fine settembre 2010. Niccolò Bonini Baraldi è stato nella Penisola Antartica nel gennaio 2010. Questa è la sua prima esperienza  antartica e la sua prima mostra. D’altronde ha solo 19 anni e non è un fotografo professionista. Ha fotografato con una Nikon F90 con ottiche Nikon e Sigma.  Il tema della Mostra gli è stato “imposto”, tutto il resto è sua personale selezione e cura. Il suo obiettivo è di comunicare la stessa attrazione, emozioni e interesse che lui ha provato per questa parte di mondo, offrendone quelli che lui ritiene “significativi dettagli”.

Per informazioni:

http://ilmanifestoperipoli.wordpress.com/2010/05/27/%e2%80%9cnatura-ghiacciata%e2%80%9d/

Viaggio agli antipodi

Testo e foto di Niccolò Bonini Baraldi ©2010, V^ B  sc. S. Alessandro, Bergamo . 

Prima di partire in molti mi hanno chiesto: ma che cosa ci vai a fare in Antartide? Sinceramente una risposta non ce l’ho, suppongo sia una mia naturale inclinazione che mi spinge verso i luoghi selvaggi ma anche molta voglia di apprendere dalla natura, che ritengo la nostra più grande maestra. E così per qualche tempo la mia scuola è stata l’Antartide, e madre natura la mia insegnante.

L’Antartide in effetti è una vera e propria miniera di informazioni: questo viaggio mi è molto servito da spunto per diversi studi storici, geologici e naturalistici che sto svolgendo e che convergeranno nella mia tesi di maturità al liceo scientifico. E così il 9 gennaio io e mia mamma salpiamo da Ushuaia (Argentina), la città più a sud del mondo, a bordo di una nave rompighiaccio di 83m, dirigendoci verso sud. Sulla nave ne abbiamo approfittato per assistere a numerose conferenze tenute dal personale di bordo molto interessanti e stimolanti su vari argomenti che riguardano l’Antartide: geologia, glaciologia, biologia marina, scienza politiche, scienze climatiche, ecc. Una volta affrontato il famigerato stretto di Drake giungiamo finalmente in prossimità della penisola Antartica: non mancano esclamazioni di gioia ed emozione nel vedere il primo iceberg.

Lo scenario antartico toglie veramente il fiato: le baie solitarie e silenziose, le immense colonie di pinguini, le foche sonnecchianti, le balene che nuotano attorno alla nave, gli iceberg dalle forme tanto bizzarre quanto inquietanti, il sole che non tramonta mai. Non sono poi mancate navigazioni in canali di ghiaccio a suon di scafo e visite guidate nelle basi scientifiche che svolgono lavoro di ricerca 12 mesi all’anno: tra queste la base Palmer Americana e la base Esperanza Argentina, entrambe ci hanno accolto calorosamente offrendoci visita guidata nella base e poi caffé e biscotti. In Antartide tutto è capovolto, gli unici colori che saltano all’occhio sono il bianco e il blu, la bussola gira a vuoto, non ci sono strade né edifici né automobili. La natura a quelle latitudini è ancora perfettamente intatta, come d’altronde lo era prima che l’uomo comparisse sul pianeta e lo modificasse. Essere in Antartide ha significato per me perdere contatto col mondo civilizzato, quello del denaro e delle macchine che gli esseri umani si sono costruiti col passare dei secoli, ha significato perdere le cognizioni di tempo e spazio, ha significato insomma esplorare un altro mondo o meglio questo stesso mondo, il nostro, che forse stiamo dimenticando.

Per informazioni:

manifestoperipoli@gmail.com; http://ilmanifestoperipoli.wordpress.com.

MANIFESTO PER I POLI

Un’idea, un progetto, un impegno.

Cape Farewell. Dal film di David Buckland "Art from the Arctic", 2007.

Il primo dicembre 2009 è stato presentato a Torino, presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, il “Manifesto per i Poli”, un‘iniziativa proposta da Ada Grilli e Gabriella A. Massa, due note studiose “polari”. Hanno partecipato all’evento numerosi ospiti ed esperti nazionali ed internazionali, che hanno portato la loro esperienza. Ottima, l’affluenza di pubblico, in particolare docenti e studenti del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Torino (Master – Sviluppo sostenibile e Promozione del Territorio- Vulnologia 2008-2010, COREP); docenti e studenti della Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Milano (“Culture Anglofone”- corso di Laurea in Mediazione linguistica e culturale); prof. Renato Ferlinghetti Università di Bergamo. Di seguito il programma del pomeriggio di studio: Introduzione di Ada Grilli, giornalista e Gabriella A. Massa, archeologa inuitologa; Relazioni di : Stephen Lowe, Consigliere Affari Globali, Ambasciata Britannica; Paolo Notarbartolo e Francesco Cinelli, membri del gruppo fiorentino Ricerche Scientifiche e Tecniche, regista l’uno, docente universitario l’altro; Paolo Bernat, Museo Nazionale dell’Antartide (Genova); Maria Teresa Scarrone e Cesare Bumma, Casa-Museo Giacomo Bove (Maranzana); Daniela Truffo, Provincia di Torino (CE.SE.DI.); Livia Monami, fotografa (Roma). presentazione del documento “Manifesto per i Poli” e linee programmatiche per il 2010 presentazione del progetto di ricerca “C. Lévi-Strauss” (2009-2010) di maturandi delle Scuole Medie Superiori delle Province di Bergamo e di Torino; film di David Buckland, “Art from the Arctic” (2007, in versione originale inglese, con sottotitoli in italiano); proiezione del film di Luigi Turolla, “Il continente di ghiaccio” (Produzione Istituto Luce, 1975); dibattito e conclusioni. Presentazione della mostra fotografica “Il Bianco e tutti i colori dell’Artico”, (Museo Regionale di Scienze Naturali, Via Giolitti 36, Torino – dal 01 dicembre 2009 al 10 gennaio 2010).

Per saperne di più:

http://ilmanifestoperipoli.wordpress.com

 manifestoperipoli@gmail.com

Ingresso libero

INFN – Laboratori Nazionali del Gran Sasso

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Nell’ambito della European Week of Astroparticle Phisics, è stato consegnato ad Italo Rodomonti il seguente riconoscimento che valorizza il suo percorso artistico ed il suo impegno:

 

Al pittore e scultore Italo Rodomonti

con sincero apprezzamento per le opere

che contribuiscono al successo

del Parco della Scienza e

 del Museo di Fisica ed astrofisica di Teramo.

 

Italo Rodomonti è il maggiore esponente della Space Art in Italia, ha costruito negli anni della sua lunga carriera artistica un percorso coerente e formalmente ineccepibile intorno ad una passione e ad un’avventura: la rappresentazione dello spazio cosmico e la sua declinazione fondata sulla cultura artistica della contemporaneità.

 

Teramo, 13 ottobre 2009, Sala Conferenze del Parco della Scienza.

Kalaallit Nunaat (la terra degli uomini): il nuovo stato groenlandese

Popolata da 57mila abitanti (di cui 50mila Inuit e 7mila danesi), la Groenlandia è ricoperta per più dell’80 per cento dalla calotta di ghiaccio, beneficiava dal 1979 di uno statuto d’autonomia interna e, già nel 1982 uscì dall’Unione europea con un referendum. Il 21 giugno 2009 è entrato in vigore il nuovo regime autonomo: tale data segna il trecentesimo anniversario dell’inizio della colonizzazione danese e l’anno zero della nascita di una nuova nazione inuit indipendente!

Il 25 novembre 2008, oltre il 75,5 per cento dei groenlandesi ha votato a favore di un allargamento dell’autonomia, spianando la strada all’indipendenza di quest’isola strategica dell’Artico (la seconda isola più grande del mondo) sotto amministrazione danese da circa trecento anni. Il voto, oltre al diritto all’autodeterminazione, al riconoscimento del territorio, del popolo Inuit e della lingua groenlandese come lingua ufficiale, accorda ai groenlandesi il diritto di gestire le proprie risorse (petrolio, gas, oro, diamanti, uranio, zinco, piombo, altri minerali preziosi). La capitale del futuro Stato Kalaallit indipendente sarà Nuuk, una cittadina di circa 15mila abitanti.

Il risultato del referendum sull’autodeterminazione che si è tenuto in Groenlandia ha posto in evidenza al mondo intero la volontà della popolazione Inuit di staccarsi dalla Danimarca, e di fondare il Kalaallit Nunaat (la terra degli uomini): uno Stato artefice del proprio destino e delle proprie scelte, una Nazione Inuit, con un proprio stato giuridico, una propria forza di polizia, una propria istruzione.  Ai danesi resterà solo, temporaneamente, la politica estera.

Fino ad oggi, la Groenlandia aveva un’economia basata soprattutto su turismo, pesca e sussidi della Danimarca che versava ancora a Nuuk 3 miliardi di corone l’anno, cioè oltre 420 milioni di euro (circa 7000 euro per ogni abitante). La scelta dell’autodeterminazione, in funzione degli accordi presi, porterà ad una riduzione degli aiuti, in alternativa ad un guadagno incerto ed a lungo termine, però gli abitanti dell’isola desiderano difendere il diritto di proprietà dei groenlandesi sulle proprie risorse e ritengono che lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi sotto i ghiacci possa soppiantare gradualmente i contributi elargiti dalla corona danese: petrolio in abbondanza ed altre materie prime, saranno la base della sovranità. Ma non è solo questione di soldi, anche e soprattutto di cultura nazionale riscoperta, che spesso è troppo diversa da quella europea rappresentata dai danesi.

La via verso l’indipendenza sarà dura: troppi poveri, pochi i giovani qualificati per una futura classe dirigente. Le ingenti ricchezze minerarie, sia nel sottosuolo, sia sotto i fondali marini potranno difficilmente essere utilizzate nel breve periodo (anche in funzione dei cambiamenti climatici futuri e dell’eventuale scioglimento totale dei ghiacci nei prossimi cinquanta anni).

La volontà degli Inuit di perseguire la via dell’autodeterminazione, a mio parere, va oltre le considerazioni economiche e utilitaristiche e riconduce ad una chiave di lettura più socio-culturale: il desiderio di questo popolo di ritrovare la propria identità nazionale e le proprie antiche tradizioni.

Gli Inuit di oggi discendono biologicamente, culturalmente e linguisticamente dalla Cultura di Thule, che nel XIII secolo, provenendo dal Canada, si espanse rapidamente dal nord della Groenlandia verso Sud, principalmente lungo la costa occidentale, in forma minore nella costa orientale. Furono i Thuleani ad inventare l’igloo, il qayaq (battello monoposto in pelle di foca) ed il qamutiq (slitta trainata da cani), cui devono la loro sopravvivenza nell’Artico. Solo dal 1621, la Groenlandia entrò a fare parte dei possedimenti della Corona di Norvegia, e in seguito, nel 1814, della Danimarca. Entrambi questi governi importarono ed imposero il proprio modo di vivere, la religione, la legge, e una cultura estranea agli Inuit. Essi dovettero soffocare tradizioni, storie, pensieri, la loro lingua stessa (finita relegata come lingua marginale o, ancor peggio, dialetto locale), perdendo gradualmente la propria dignità di popolo, senza più passato, né futuro. I giovani groenlandesi contemporanei si guardano dietro e non vedono da dove provengono, guardano avanti e non scorgono il loro futuro. Il loro presente non è fatto di nulla e spesso si suicidano perché si considerano un peso per le famiglie e la comunità! Nulla in cui credere che appartenga alla propria cultura.

Credo che la volontà di autodeterminazione del fiero popolo Inuit, sia soprattutto il desiderio di  ritornare ad essere sé stesso. Una tradizione da ricordare ed un futuro da costruire, consapevoli del fatto che, allontanandosi dall’ala protettiva della Danimarca, gli Inuit potranno ridursi con il vivere solo di caccia e pesca. Sarà questo il prezzo che i Groenlandesi dovranno pagare per parlare la propria lingua, celebrare il proprio credo e i propri miti, raccontare le proprie storie, le proprie leggende, inseguire i propri sogni? È un cammino lungo e difficoltoso, da attuarsi nel più breve tempo possibile, prima che i vecchi, gli ultimi custodi del Grande Nord, muoiano ed il ricordo delle antiche tradizioni venga definitivamente seppellito con loro.

Nuova tecnologia digitale “non invasiva” al servizio dei Beni Culturali Italiani.

La COPAT – Human Inside, con sede a Torino, si è dotata di uno scanner con particolari caratteristiche che consentono la riproduzione digitale “non invasiva” e di altissima qualità di libri, disegni, mappe e pergamene.

Il lavoro di digitalizzazione, svolto da specialisti, con lo scanner “DRS5070 Book”, ha come scopo di “fotografare” opere pregiate, al fine di garantire nel tempo la conservare degli originali, senza precluderne la consultazione.

DRS 5070 Book

Il sistema “DRS 5070 Book” è caratterizzato da un nuovo e conveniente formato di ripresa e da superiori doti di: qualità, produttività, ergonomia, affidabilità, compattezza, solidità, durata ed economia. Tra le caratteristiche innovative del sistema 5070 evidenziamo: la possibilità, tramite l’utilizzo di un apposito accessorio opzionale, di acquisire libri con apertura limitata; la possibilità di lavorare anche senza il cristallo; una superiore velocità operativa; un pannello LCD touch screen per il controllo del sistema; un piano basculante altamente automatizzato ed in grado di accogliere originali di oltre 25cm di spessore (al di sopra dell’offerta media). Inoltre la visione perfettamente zenitale e lo schema ottico adottato consentono un’altissima precisione, risoluzione e fedeltà colore, mantenendo tempi di acquisizione estremamente rapidi. Con l’integrazione del piano basculante automatico, l’alta produttività è possibile nel pieno rispetto degli originali. Infine, il sistema d’illuminazione SynchroLight è completamente privo di emissioni IR/UV potenzialmente dannose per gli originali.

Attualmente, lo scanner è in uso presso la Fondazione Studium Generale di Venezia per la digitalizzazione di edizioni del ‘500 e libri rari.


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