Archivio per gennaio 2009

Donne al potere ovvero il potere delle donne inuit dell’Artico canadese

La donna inuit dell’Artico, memoria storica di una civiltà in rapido cambiamento, chiusa per millenni nella semisfera dell’igloo a prendersi amorevolmente cura della famiglia, sfonda prepotentemente le pareti della sua dimora per proporsi come “leader” del suo popolo!

 

L’esempio più evidente di questa effervescenza femminile dell’Artico sono l’on. Leona Aglukkaq e l’on. Eva Aariak, che, nel 2008, sono state elette rispettivamente Ministro della Salute (Aglukkaq) e  Primo Ministro del Nunavut (Aariak).

 

L’on. Eva Aariak è il secondo Primo Ministro del Nunavut, tredicesima regione amministrativa del Canada creata il 1 aprile 1999. È succeduta all’on. Paul Okalik che ha governato per due mandati. Durante la compagna elettorale, l’on. Aariak ha incontrato gli abitanti delle numerose comunità del Nunavut, ascoltando, proponendo, consigliando, esponendosi.

Il suo arrivo è stato una folata di vento del Nord ed ha rafforzato nei Nunavumiut (gli abitanti del Nunavut) il desiderio di riappropriarsi della propria identità, della propria cultura e della propria lingua, cuore dell’identità di questo popolo. Proprio la tutela della Lingua degli Inuit è il suo punto forte. Per anni l’on. Aariak ha ampiamente promosso la lingua di maggioranza del Nunavut, l’Inuktitut. Ha lavorato come Commissario alle lingue ufficiali del Nunavut, organismo che controlla l’utilizzo delle lingue inuktitut, francese e inglese da parte del Governo del Nunavut. L’on. Aariak ha valutato ed analizzato in modo approfondito i progressi fatti dal Governo del Nunavut per rendere l’Inuktitut e l’Inuinnaqtun lingue di lavoro, formulando raccomandazioni al Comitato Legislativo permanente sulle lingue ufficiali e sulla protezione della lingua Inuktitut. Aariak ha anche assistito alla trascrizione di un’interfaccia Microsoft in sillabico (scrittura degli Inuit); ha prodotto numerosi libri in inuktitut per i bambini delle scuole dell’Artico Orientale; ha permesso ai dipendenti di alto livello del Governo del Nunavut di iscriversi a corsi di formazione intensiva in  Inuktitut. Il suo lavoro ha permesso di creare le condizioni necessarie all’adozione da parte dell’Assemblea Legislativa del Nunavutdi una “Legge sulla protezione della lingua inuit”, approvata il 19 settembre 2008. Si tratta del secondo testo di legge stabilito in risposta alle preoccupazioni degli Inuit in materia di lingua ufficiale nel Nunavut. Questa legge darà agli Inuit gli strumenti necessari per rispondere a bisogni specifici delle comunità del Nunavut.

 

L’on. Aariak ha una profonda esperienza in comunicazione, risorse umane, imprenditoria, istruzione e funzione pubblica. Ha lavorato agli affari pubblici con l’“Office of the Interim Commissioner of Nunavut”, organismo incaricato di attuare il “Nunavut Land Claims Agreement” e l’istituzione di un governo pubblico. La Signora Aariak è stata giornalista per la Broadcasting Corporation canadese ed è specialista di risorse umane per il Governo dei Territori del Nord-Ovest canadese. Eletta al Consiglio dell’Istruzione di Arctic Bay, al Consiglio di Amleto di Pond Inlet ed al Consiglio dell’Istruzione di Iqaluit”. Prima di essere eletta all’Assemblea legislativa, l’on. Aariak era proprietaria di alcune piccole imprese che dirigeva con successo ed è stata Presidente della Camera di Commercio regionale di Baffin.

 

Originaria di Arctic Bay, Eva Qamaniq Aariak vive a Iqaluit, la capitale del Nunavut. Madre di quattro figli, Karliin, Jordan, Shawn e Jari, è nonna orgogliosa di Tasiana e Joyce.

 

L’on. Leona Aglukkaq, Ministro della Salute del Governo del Canada, è stata eletta per la prima volta alla Camera dei Comuni nel 2008. Prima di dedicarsi alla politica federale, la Signora Aglukkaq, ha rappresentato, per quattro anni, la Contea di Nattilik all’Assemblea Legislativa del Nunavut. È stata Ministro delle Finanze del Nunavut, Ministro della Salute e dei Servizi Sociali del Nunavut e Presidente della Camera.


L’on.
Aglukkaq ha esercitato numerose funzioni in seno al Governo del Nunavut ed al Governo dei Territori del Nord-Ovest canadese. In particolare è stata guarda-sigilli aggiunto dell’Assemblea Legislativa e vice-ministro della Cultura, della Lingua, degli Anziani e della Gioventù. Fa parte del consiglio di Amministrazione del Collegio dell’Artico, della Commissione d’esame sulle ripercussioni del Nunavut e del Northwest Territories Science Institute.

La signora Aglukkaq, il marito Robert ed il figlio neonato, risiedono nel Nunavut (Gjoa Haven et Iqaluit), anche se gli impegni di Ministro Federale della Salute la portano spesso a Ottawa, la capitale del Canada, ed a viaggiare su tutto il territorio nazionale.

 

Le donne inuit dell’Artico canadese stanno creando una nuova dinamica società ed occupano una proporzione importante d’impieghi nel settore dei servizi, dell’educazione e dell’amministrazione. Esse prendono parte attiva alla vita politica e sociale dei villaggi, occupando numerosi posti di consigliere, di commissari scolari e politici. Sono artiste, scrittrici, pittrici, educatrici.

 

Non sono in grado di predire il futuro ma, vista la grande capacità che la donna inuit ha avuto nei secoli di essere elemento aggregante della società, mi piace pensare all’arnaq (donna in inuktitut), come il nucleo dal quale nasceranno nuove regole, più adatte al modo di vivere attuale. La donna inuit nella sua crescita individuale, sociale e professionale è arrivata ad occupare le massime cariche istituzionali, ma soprattutto, sono certa, troverà il modo di forgiare una società equilibrata dove vecchi e nuovi valori s’integreranno.

 

Gabriella A. Massa

Archeologa Inuitologa

(Torino, 27 gennaio 2009)

 

 

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Cambiamenti climatici e riscaldamento globale

Il nostro Pianeta sta andando verso il riscaldamento globale?!  Dopo le copiose nevicate delle ultime settimane si potrebbe pensare di no! Forse si tratta semplicemente di “anomalie” nella tendenza al riscaldamento del Pianeta che eminenti studiosi e meteorologi di tutto il mondo avevano preannunciato. Negarlo, sarebbe fare il gioco delle industrie e compagnie petrolifere … che inquinano il Pianeta.  E’ anche vero che altri eminenti studiosi e climatologi insistono nel dire che stiamo andando verso una piccola glaciazione, come avvenne nel 1600.

Vedremo … 

Però, mi/vi chiedo: ” è forse “anormale” che d’inverno NEVICHI?!”

Non sono un’esperta di clima, ma , a seguito delle ricerche che conduco sul tema e delle informazioni fornite da alcuni amici Inuit del Nunavut e del Nunavik, posso affermare che nell’Artico il “Global Warming” sta modificando la vita dei Popoli Circumpolari, di flora, fauna ed ambiente in generale. Nessuno può negare che i Poli, le regioni più fredde della Terra ed anche le più fragili, risentonoin particolar modo dei cambiamenti climatici, prodotti principalmente dall’utilizzo di combustibili fossili che provocano l’aumento delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e di altri gas ad effetto serra, ed il conseguente surriscaldamento della Terra.
Gli studiosi, negli ultimi anni, hanno constatato un forte aumento della temperatura media dell’aria e dell’acqua, importanti scioglimenti dei ghiacciai ed un incremento del livello dei mari e, indipendentemente da quanto riusciremo a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, il riscaldamento globale e l’innalzamento dei mari continueranno per secoli. Per questa ragione, entro il 2050 è indispensabile avere almeno dimezzato a livello globale le emissioni di CO2, dannose per il clima. Altri fattori che causano l’aumento della temperatura ed il conseguente scioglimento del ghiaccio sembrano essere legati alle attività agricole e forestali. Il settore energetico detiene la quota di emissioni più alta e con il tasso di crescita più elevato (2.2% annuo tra il 1990 ed il 2002). Le emissioni del settore trasporto sono cresciute del 30% rispetto al 1990; il trasporto aereo è responsabile del 2% delle emissioni globali.
Le immagini satellitari dimostrano chiaramente che in nessun altro luogo il cambiamento climatico procede ad un ritmo così incalzante come al Polo Nord e, più recentemente, anche al Polo Sud, di cui ricordiamo il distacco, nel Mare di Ross, dell’enorme Iceberg B15 (grande come la Valle d’Aosta), avvenuto nel 2002 e che ancora oggi continua a frammentarsi.
Dagli anni ’50 ad oggi, la coltre ghiacciata artica si è ridotta di circa il 35% e, secondo recenti studi condotti a livello internazionale, tra il 2004 e il 2005 la regione artica ha perso il 14% dei suoi ghiacci e se non saranno modificati i ritmi di inquinamento attuali, entro il 2070 la banchisa dell’Artico rischierà di scomparire a seguito delle conseguenze dell’effetto serra e del riscaldamento climatico. Grida di allarme provengono anche dalla NASA _ secondo cui tra il 2004 e il 2005 l’Artide ha perso una superficie pari alla Penisola iberica _ oppure dal Gruppo d’esperti intergovernativo sull’evoluzione del clima dell’ONU, che prevede un drastico scioglimento del ghiaccio artico tra il 2050 e il 2100.
Il nostro Pianeta, nel corso della sua storia (quattro miliardi e mezzo di anni), ha sempre avuto un’alternanza ciclica e naturale di ere glaciali e di cicli con temperature più calde, i cui effetti positivi hanno favorito lo sviluppo di nuove Civiltà. Ad esempio, condizioni climatiche favorevoli hanno permesso lo sviluppo della Civiltà in generale, ed in particolare di antiche civilizzazioni, quali l’Egitto, la Mesopotamia, l’India e la Cina.
La colonizzazione dell’estremo Nord, all’inizio dell’Olocene (circa 10.000 anni fa) con l’arrivo dell’Uomo Moderno, è avvenuta durante un periodo interglaciale, con la conseguente riduzione dei ghiacciai e dell’Inslandsis e lo sviluppo progressivo del “Gulf Stream” (corrente del Golfo) che ha consentito l’aumento della produttività marina.
L’allarme che destano le attuali problematiche di surriscaldamento e di instabilità climatica è dovuto al modo repentino in cui i fenomeni si stanno manifestando: non siamo in presenza di cicli naturali del Pianeta, ma presumibilmente di effetti nefasti causati dall’attività umana, le cui conseguenze dureranno per molto tempo.
Un altro grave problema è quello della sovrappopolazione. In passato, la Terra era abitata da un numero esiguo di persone che ricavavano dalle risorse naturali il loro sostentamento, senza impatto sull’ambiente. Oggi, la popolazione mondiale supera i sei miliardi. I tassi di crescita demografica sono saliti vertiginosamente dalla fine della seconda guerra mondiale, periodo in cui l’assistenza sanitaria migliorava ed i decessi diminuivano. Dopo il picco del 2.1% raggiunto intorno al 1970, la crescita demografica mondiale annuale si è stabilizzata all’1.3%, a partire dal 1999. Nonostante tale frenata, c’è una grande disparità tra i tassi di crescita delle singole nazioni. Nel terzo mondo, la percentuale è del 40%, ma si stima che raggiungerà il 56% entro il 2030. Un terzo della popolazione oggi ha un’età inferiore ai 14 anni, mentre 606 milioni di persone hanno più di 60 anni. Questi ultimi saliranno a 2 miliardi entro il 2050. Nel 2050, si prevede che la popolazione terrestre salirà a nove miliardi di persone e l’impatto ambientale sul pianeta sarà enorme.
La crescita della popolazione e l’intenso sfruttamento delle risorse della Terra influenzeranno la sostenibilità socio-ambientale più di qualsiasi altro fattore, e il destino del pianeta dipenderà dalle politiche che saranno adottate dai Governi.

Di seguito, riporto le principali cause di “ecocidio” del Pianeta (Cfr. Diamond, J., Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Saggi 871, Einaudi,Torino, 2005):
• Accumulo di sostanze chimiche e tossiche nell’ambiente;
• Crescita della popolazione umana e aumento dell’impatto sul territorio;
• Cambiamenti climatici dovuti all’intervento umano;
• Gestione sbagliata delle risorse terrestri;
• Deforestazione;
• Distruzione dei vari habitat;
• Eccesso di caccia e di pesca;
• Cattiva gestione delle risorse idriche;
• Introduzione di nuove specie in habitat non originari;
• Carenza di risorse energetiche;
• Esaurimento della capacità fotosintetica della Terra.

Le popolazioni autoctone dell’Artide, quali Inuit, Evenchi, Jacuti, Nency e molti altri popoli circumpolari, sono state tra le prime a subire le pesanti conseguenze che il riscaldamento globale causa all’ambiente e ci mettono in guardia dai pericoli derivanti dai cambiamenti climatici che minacciano le regioni artiche.
A causa dell’aumento del livello degli oceani e dell’instabilità del clima, i ghiacci che d’inverno proteggevano le coste artiche si formano molto avanti nella stagione invernale ed espongono numerosi villaggi della costa alle violente tempeste dell’Oceano artico. Molte case sono distrutte dalle mareggiate, altre devono essere abbandonate. Ad esempio, i villaggi di Shishmaref e Kivalina in Alaska stanno lentamente scivolando a mare, poiché, a causa della riduzione del ghiaccio marino, essi sono molto più esposti ai venti che causano un’erosione del suolo sempre più accelerata.
La situazione è talmente grave che i trecentonovanta abitanti di Kivalina hanno deciso di denunciare alcune grandi compagnie petrolifere, quali la Exxon, la Shell e la BP, poiché considerate le responsabili del disastro: il pianeta si sta riscaldando a causa delle emissioni di gas serra, dunque è per colpa dei petrolieri che si stanno sciogliendo i ghiacci del Polo nord. Questa sfida lanciata ai giganti del petrolio dagli Inuit è la prima causa mai intentata negli Stati Uniti per “reato di “Global Warming”. La legge statunitense non prevede tale reato, ma i legali del villaggio di Kivalina hanno deciso di procedere con la causa, sostenendo che se il ghiaccio intorno alla loro piccola isola si sta sciogliendo è colpa di quattro compagnie petrolifere e quattordici aziende d’elettricità americane, che provocano una quantità enorme di gas serra: I danni, di portata tale da mettere a rischio la vita stessa dell’isola, sono accertabili e facilmente dimostrabili.
A causa dello scioglimento del ghiaccio marino, destano particolare preoccupazione anche i tentativi compiuti da alcuni paesi che si affacciano sulle regioni artiche di estendere le loro zone di influenza al fine di assicurarsi i profitti delle risorse naturali. In effetti, secondo le convenzioni marittime internazionali, la sovranità delle aree marittime è data dall’espansione dello zoccolo continentale, che con lo scioglimento del ghiaccio aumenterebbe. Oltre alle risorse naturali, i paesi limitrofi alle regioni artiche sarebbero interessati anche ai consistenti banchi di pesci e di granchi e alla possibilità di aprire nuove vie marittime libere da ghiaccio nel nord del Canada e della Russia che comporterebbero grandi risparmi nel trasporto di risorse energetiche e di merci. Alcuni governi occidentali e le multinazionali del petrolio tenteranno sicuramente di approfittare dei cambiamenti climatici per sfruttare economicamente le regioni artiche, danneggiando l’equilibrio socio-ambientale delle oltre 400.000 persone appartenenti alle popolazioni autoctone circumpolari.
I cambiamenti climatici sono anche responsabili delle variazioni nell’equilibrio naturale di fauna e flora. Per esempio, molte mandrie di alci, caribù (renna canadese) e renne hanno dovuto modificare le antiche vie di migrazione alla ricerca di nuovi pascoli ed hanno sempre più difficoltà a trovare il cibo a causa dell’assottigliamento della crosta di ghiaccio. Foche, leoni marini e orsi polari soffrono ormai della mancanza di cibo e sono a fortissimo rischio d’estinzione. Anche il patrimonio ittico è in forte calo, con la conseguente rilevante riduzione di una delle principali fonti alimentari di decine di migliaia di popoli autoctoni. L’assottigliarsi del ghiaccio compromette anche la riproduzione e la sopravvivenza dei cuccioli di specie animali quali le foche e gli orsi polari. L’innalzamento della temperatura sta modificando la linea subartica della vegetazione, che sta lentamente avanzando verso nord, introducendo nell’Artico le specie animali e vegetali che vivono nelle foreste. Ad esempio, l’orso nero del Nord America, detto anche orso “baribal”, sta gradualmente occupando l’habitat dell’orso polare, mettendone a rischio la sopravvivenza. Lungo le coste della Baia di Ungava, si è persino visto il tarassaco (taraxacum officinalis), una specie vegetale ben conosciuta in Italia!
Ad essere minacciati non sono solamente flora, fauna e popolazioni Artiche, ma l’intero pianeta. Senza ghiaccio, e conseguentemente senz’acqua, il Pianeta non può sopravvivere. Proprio per questa ragione è importante concentrarsi sul ruolo vitale delle regioni polari, barometri del clima mondiale, per ampliare le conoscenze sulle ripercussioni dei cambiamenti climatici sul pianeta. Esplorando i Poli, durante l’IPY, i ricercatori coinvolti tenteranno di recuperare le tracce del passato nelle profondità dei ghiacci, di spiegare la presenza della vita e l’adattabilità in situazioni estreme o ancora di illustrare la relazione tra la superficie dell’oceano e l’atmosfera.

Termino elencando di seguito alcuni dei numerosi svantaggi del Global Warming, lasciando al lettore il triste compito di completare l’elenco e di riflettere sulle conseguenze nefaste:
• Surriscaldamento della Terra e possibili desertificazioni;
• Riduzione dei ghiacci (fonti d’acqua dolce);
• Scioglimento del ghiaccio = innalzamento del livello dei mari;
• Erosione del suolo;
• Introduzioni di nuove specie animali e vegetali e conseguente possibile estinzione delle specie locali;
• Estinzione di alcune specie animali a causa della scomparsa del loro habitat e dell’aumento della temperatura del mare (foche, orsi polari, etc.);
• ???

Gabriella A. Massa, Archeologa Inuitologa

Anno Polare Internazionale (IPY)

L’ International Polar Year è un’iniziativa promossa dall’ International Council of Science (ICSU) e dalla World Meteorological Organisation (WMO) è finalizzata a sensibilizzare il grande pubblico e le nuove leve sulla assoluta necessità di preservare e salvaguardare l’ambiente Polare, così importante per il mantenimento dell’ecosistema del nostro pianeta.

La comunità scientifica internazionale ha deciso di prorogare al 2009, l’Anno Polare Internazionale, poiché le ricerche avviate nel 2007 richiedono il tempo necessario alla sperimentazione e all’analisi dei dati. Nel 2009, al termine dell’Anno Polare, l’Agenzia Spaziale Europea darà un rilevante contributo alla ricerca, con il lancio di “Cryosat 2”, un satellite che monitorerà accuratamente i cambiamenti dello spessore dei ghiacci polari e marini. Le osservazioni effettuate nel corso dei tre anni della missione forniranno prove decisive sulla velocità alla quale le riserve di ghiaccio si stanno riducendo.

Nell’ambito dell’ International Polar Year (IPY), la Provincia di Torino ha avviato un progetto didattico relativo alle popolazioni autoctone che vivono in ambiente polare. Nel progetto vengono affrontati i cambiamenti climatici ed ambientali che negli ultimi decenni hanno influenzato il modo di vivere di questi popoli.
Nel quadro dell’IPY, la Provincia di Torino intende partecipare, in modo rilevante, alla salvaguardia dei Poli, promuovendo e sviluppando con le province delle Nazioni Circumpolari (Penisola scandinava, Siberia, USA-Alaska, Canada, Groenlandia-Danimarca, Islanda, Argentina, Cile, Antartico, etc.) progetti che coinvolgono le giovani generazioni.
L’obiettivo è di trasmettere ai più giovani la “cultura delle nevi e dei ghiacci”, sapere antico del nostro territorio, focalizzando la loro attenzione sul mondo artico e sulle popolazioni che lo abitano. A questo proposito è utile sottolineare che, tra i nostri obiettivi, proprio la salvaguardia e la diffusione delle culture autoctone delle regioni Polari, costituirebbe l’ humus ideale sul quale gettare le basi di interessanti collaborazioni.

Coordinatrice del Progetto IPY è Gabriella A. Massa, archeologa-inuitologa di fama internazionale, già curatrice della mostra “Inuit e Popoli del Ghiaccio”, ospitata lo scorso anno a Torino dal Museo Regionale di Scienze Naturali in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali.

http://www.provincia.torino.it/speciali/ipy

Non siamo i padroni della Terra…

“Non siamo i padroni della Terra, siamo i suoi Figli … giacciamo nel grembo della Creazione, fra le forti braccia di uno spirito più grande del nostro. Se ora noi, insieme, diciamo che certe cose non sono in vendita e che appartengono a tutti quanti noi ed alle future generazioni, può darsi che altri ci sentano ed inizino a dirlo anche loro. Un giorno, forse, saremo abbastanza numerosi e ci convinceremo che si può fare, che si può davvero cambiare il mondo. Se cominciassimo ora, da questa TERRA …”
Grey Owl (in lingua Ojibwe : Wa-sha-quon-asin) – Archibald Belaney (September 18, 1888 – April 13, 1938).


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